lunedì 23 gennaio 2012

le emozioni come risorsa per una serena rivoluzione...

la storia ci insegna che ogni rivoluzione è nata dalla ribellione ad un tiranno, alle vessazioni, alle ingiustizie; rivoluzioni che hanno visto moti di rabbia e di frustrazione che inevitabilmente sono sfociati in violenza perchè sembra che solo una guerra possa paradossalmente portare alla pace

nel nostro strano paese abbiamo perduto la capacità di ribellarci restando sostanzialmente schiavi del nostro egoismo e della nostra intolleranza che sovente sfoghiamo contro un debole ma raramente riusciamo ad elaborarla con la comprensione delle sue ragioni e delle sue fonti di origine interne ed esterne

accade così che diventiamo i tiranni di noi stessi incapaci di ribellarci a qualcosa che proiettiamo negli altri armandoci solo di vittimismo e disarmando ogni potenziale opportunità di cambiamento, sempre pronti a sostenere un presunto forte o un movimento di rivolta senza capire che probabilmente nei suoi contenuti ci darà le ragioni per una futura rivoluzione; questo a causa della nostra scarsa proprietà di confronto, di valutazione e dell'ignoranza che sviluppa la mediocrità alla quale ci stiamo uniformando col rischio che se deleghiamo i moti di rivolta ai soggetti più vessati ma culturalmente deboli li rendiamo vulnerabili alle infiltrazioni criminali o ad una controrivoluzione del potere che ne sfrutta proprio le debolezze

un mafioso, un tiranno, un governo colluso con le massomafie ci manda contro i figli del popolo arruolati nelle varie uniformi che ormai eseguono gli ordini senza più senso critico e col terrore di perdere quei benefici acquisiti, ci mette contro la nostra stessa debolezza, sfrutta la nostra ignoranza per renderci egoisti ed intolleranti, pronti perciò a schiaffeggiare la moglie ed i figli se abbiamo pochi soldi e perciò frustrati o a rincorrere mendaci luccichii televisivi fuggendo dalla nostra dolorosa realtà identificando nelle cosce recuperate alla cellulite della moglie incartata in una verosomiglianza a qualche velina la speranza che prima o poi potrà partecipare a qualche programma e uscire dalla gabbia del nulla o del tram tram quotidiano fatto di doveri e di poche soddisfazioni, se non l'oppiaceo calcio o qualche nigeriana a basso costo che ci maneggia quel che la moglie ormai maneggia ad altri nella speranza, essa stessa, di fuggire da un marito poco produttivo e incapace di capirla

abbiamo quindi perduto il senso delle emozioni, dell'amore, del sentimento non visto come collante di solitudini ma come propulsore di unioni nate dalla scelta di unirsi come due autonomie che sviluppano un mondo proprio capace di essere forte sia nel confronto con gli altri che con le fonti di disagio e di frustrazione

le emozioni sono il nostro specchio, le possiamo fuggire o ignorare ma esse restano comunque dentro di noi e ci muovono in ogni nostra azione, dalla intollerante frustrazione alla quale reagiamo con la violenza fino alla vittimistica commiserazione per la quale cerchiamo supporto e conforto in un presunto amore che ci salvi, odiandolo appena sembra che si allontani e sentendoci traditi ad ogni azione contraria alle nostre aspettative

siamo deboli e perciò sudditi, più restiamo deboli dentro più saremo sudditi di un sorridente capo di un potere sia esso di governo che criminale, che ci imporrà la manifestazione stessa del suo potere con ogni forma visibile o subliminale, confondendoci fra il giusto e lo sbagliato e imponendoci solo scelte di convenienza, perdendo così anche l'onestà oggi vista come ulteriore debolezza

le emozioni sono quel noi stessi sconosciuto che scopriamo giorno per giorno col coraggio di porci in discussione, con le scelta del confronto con gli altri, con l'empatia sempre più ridotta verso gli altri da noi, con la scelta di sconfiggere l'ignoranza tramite la volontà di capire, di conoscere e di riconoscere

i giovani hanno oggi l'opportunità del sapere ma paradossalmente non sanno come praticarlo perchè vittime delle ansie dei propri genitori, ma hanno la gioventù che rappresenta il futuro che noi adulti non possiamo soffocare con le pretese o le imposizioni utili a soddisfare le nostre esigenze o a colmare l'angoscia

personalmente mi ribello ogni giorno alle difficoltà della vita, ad un governo labile, ad un sistema massomafioso che condiziona questo nostro strano paese, lo faccio impedendo a me stesso di perdere o di ridurre la mia proprietà di emozioni, la mia capacità di confronto, il mio senso critico e quella autonomia che tento di difendere contro ogni luccichio

lo faccio soprattutto con la scelta della non violenza, perchè ogni pastore arrabbiato, ogni forcone puntato, ogni anarchica bomba rinforza solo quel potere che ha ben capito che il miglior modo di mantenerlo è lasciar crescere di tanto in tanto qualche moto di rivolta, tanto debole quanto facile da infiltrare e dividere, il quale sarà così abbandonato dal popolo alla prima trasmissione televisiva che ci imporrà una sorta di manustrupazione ossessiva del nostro cervello

se vogliamo cambiare il paese dobbiamo mutare quel noi stessi mai formato fino a renderci compatti ed autonomi singoli soggetti che scelgono di essere collettività, senza ritrovarci mai più insieme all'interno di una massa senza capire se stiamo cambiando il sistema o se stiamo applaudendo a qualche reduce di un reality

per cambiare noi stessi occorre accettare la sofferenza del dolore di riconoscere le nostre debolezze e la nostra viltà, altrimenti rischiamo di vivere come se fossimo in una grande  crociera per poi scoprirci tutti pronti ad abbandonare la nave o a calpestare gli altri per un metro di salvezza

la vita ha un senso se la riconosciamo nelle emozioni e nel valore delle nostre scelte che ogni giorno ci rendono capaci di viverla appieno, altrimenti è solo tempo che passa in attesa della morte, per questo occorre riflettere se vogliamo che la morte ci colga vivi oppure talmente rincoglioniti da essere convinti che la morte tocca sempre agli altri...

Fabio Piselli

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Fabio Piselli