sabato 21 gennaio 2012

la semplicità di uccidere...

questa mattina sono andato a Piombino per trattare un potenziale incarico lavorativo che purtroppo non ha portato a molto ma ho potuto incontrare un vecchio amico col quale ho scambiato due chiacchere andando al Golfo di Baratti e godendo di quel meraviglioso ambiente al quale sono strettamente legato sin da quando, molti anni or sono, uno squalo si mangiò uno sfortunato livornese stimolando "Zeb" (oggi oggetto di Chi l'ha visto) a scrivere su un muro di Livorno: ..."Zeb palombaro sfida lo squalo"... evento che mi fece scoprire appieno la bellezza di quei luoghi ed anche l'intelligenza dello stesso Zeb che ho seguito per muri lungo gli anni fino a quando non ha deciso di scomparire e non far sapere più niente di se

in effetti fummo in molti di sommozzatori che ci immergemmo nelle acque di Baratti increduli del fatto che uno squalo bianco si fosse mangiato un intero uomo, convinti che fosse uno dei tanti scherzi alla livornese o un modo originale per fuggire dai debiti (...o trovami adesso che mi ha mangiato uno squalo...) direbbe oggi l'astuto debitore labronico all'esattore Equitalia

dopo aver ricordato, in realtà ancora dubbiosi, questo fatto ci siamo confrontati sulla semplicità di dare la morte; in guerra, per eutanasia o per una imprudenza commessa per quella supponenza che spesso ci convince di essere migliori di quanto siamo, naturalmente sulla pelle degli altri

comunemente si pensa al rimorso di coscienza oppure al senso di colpa ma non è sempre così perchè per provare queste "emozioni" occorre avere la capacità di porsi in discussione e non tutti siamo in grado di superare le nostre difese date dalla psicologia inconscia o dall'ignoranza, dalla propria auto-referenzialità ovvero dall'egoismo che ci rende immuni anche alla morte altrui data per colpa nostra ed alla fine dei conti riusciamo anche a sentirci vittime oppure diciamo di essere stati costretti a reagire o magari diamo la colpa al destino cinico e beffardo

in guerra è tutto più semplice perchè la morte del nemico (attualmente chiamato insorgente) diventa vanto operativo, di fronte ad un uomo morente e sofferente l'eutanasia si trasforma in atto di amore mentre se investiamo qualcuno con la macchina perchè siamo gonfi di vov e vodka oppure affondiamo mezza nave scoglionando dalle carte nautiche uno scoglio da sempre lì riusciamo a trasformarci in eroi che sono stati capaci di ammazzarne pochi o di ridurre i danni (...potevo fare una strage se non sbattevo nel muro...) dirà l'autista ubriaco a vanto di se stesso o il Capitan Schettino si sentirà "eroo" perchè ne ha ammazzati solo quaranta invece di quattromila

uccidere è semplice perchè non ci appartiene, ed uccidiamo anche quando restiamo passivi alla morte altrui ormai trasformata in notizia o in una sorta di miscela d'ignoranza che unisce il gossip al dolore come avviene nelle fin troppe trasmissioni televisive che ci inchiodano davanti agli schermi in attesa di scoprire dove ha schizzato caporal Parolisi o se Schettino si faceva la bionda mentre mandava a morte tutte quelle persone

questa mattina con il mio amico ci siamo sentiti ancora una volta assassini proprio per questo, perchè attendiamo il programma di turno per sentirci invano diversi dai Parolisi e dagli Schettino riconoscendoci invece nei milioni di altri che come noi non vogliono riconoscersi in chi ci è fin troppo simile come i Parolisi e gli Schettino

la morte altrui non ci appartiene e pensandoci bene stiamo perdendo noi stessi compresa la proprietà delle nostre emozioni, confuse di fronte al dolore che oltremodo confondiamo e manipoliamo in base a chi sono i morti o i carnefici di turno, perchè molto spesso quando uccidono una bambina cinese leggiamo "i cinesi morti" sui titoli di giornale e non più persone, oppure quando affogano dei negri nemmeno vogliamo capire se sono stati abbandonati al loro destino da qualche motovedetta apatica e razzista che si nasconde dietro al confine delle acque territoriali

temo che prima o poi leggeremo uno spot pubblicitario in qualche sottopancia televisivo che recita:..."questo omicidio è offerto dal liquore vov misto vodka"... magari lo stesso che berremo prima di sterminare qualcuno sulla strada perchè troppo ubriachi per guidare

col mio amico ci siamo chiesti come restare noi stessi e come proteggere le nostre emozioni, paradossalmente costretti a ricordare la Bosnia per riuscire a piangere di noi assassini e non più delle migliaia di vittime viste in quel conflitto che come le vittime ricordate nei troppi programmi televisivi diventano solo contorno di un evento al quale in qualche modo partecipare

ci siamo salutati osservando da Populonia il mare, quello stesso mare in cui è affogato mio cugino Massimo e ove mio padre ha lavorato una vita, pensando a quei morti sotto il Concordia, alla loro storia che sarà oggetto delle storie costruite nei palinsesti televisivi in cui in passato sono anche stato invitato per parlare di vittime di abusi, imparando così a diffidarne di persona

ci siamo guardati negli occhi, pensando tutti e due la stessa cosa...."quando muoio, non lo dire a nessuno"....

Fabio Piselli

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Fabio Piselli