giovedì 26 gennaio 2012

la miseria, l'onestà e lo sciopero contro me stesso...

ci sono persone nate povere, materialmente e culturalmente, che crescono in un circuito nel quale le opportunità di cambiamento e di crescita sono limitate e spesso condizionate dall'indice della presenza sul territorio di criminalità spicciola e di quella più organizzata, in cui la giustificazione per il commettere dei reati è sempre riferita alla stessa povertà ed alla mancanza di opportunità lavorative e di sviluppo, che rappresenta più un alibi psicologico che un reale ed effettivo ostacolo, oggi che i giovani possono e potrebbero offrirsi di più che restare prigionieri della mentalità dei propri genitori, i quali purtroppo li imprigionano nei propri fallimenti personali, culturali ed emotivi

ci sono persone, in questi tempi più numerose che mai, che diventano povere ma che hanno vissuto una vita relativamente serena perchè socialmente strutturati con un lavoro ed una famiglia, le quali non hanno la forma mentis del "delinquere perchè poveri" e sono molto più esposte alla depressione oppure alla infantile commissione di un reato per il quale saranno anche arrestati

ci sono poi quelle persone che dalla povertà sono fuggite e sono riuscite, dandosi altre opportunità e sacrificandosi per raggiungerle, a costruirsi una vita serena e ad investire in quella cultura precedentemente mancata senza rifugiarsi nel proprio ricco orticello disprezzando la propria origine e chi gliela ricorda

ci sono anche quegli amministratori della cosa pubblica che ormai hanno raggiunto un ruolo tale da garantirgli non solo un valore sociale in forza della "questuanza" alla quale siamo abituati ma anche un benessere economico proveniente dalla possibilità di rinforzare i propri interessi condividendo il rinforzo degli interessi altrui che raramente coincidono con quelli collettivi

fra tutte queste persone è presente quel vittimismo tutto italiano che rappresenta il collante della non-reazione e della non-azione verso il malessere e contro il malcostume della furbizia e della cricca e soprattutto, come già detto, della questuanza verso la raccomandazione o la convenienza

siamo purtroppo abituati solo a reagire di stomaco o laddove stimolati ora da quel sindacato ora da quel movimento che alla fin fine poco risolve perchè ormai sono decenni che scioperiamo paradossalmente sulla pelle dei lavoratori e di chi necessita effettivamente gli strumenti i servizi ed i mezzi invece fermi in forza del diritto di sciopero, che è cosa sacrosanta ma dovrebbe essere anche intelligente e non solo reattivo e dovrebbe cambiare qualcosa che non si evolve ma resta vincolata alla politica di turno, paradossalmente in essere perchè da noi votata ovvero nominata da chi abbiamo votato

ci sono persone che rifiutano l'idea di delinquere perchè spinte dalla necessità di sfamare i propri figli e la propria famiglia, perchè sono ben coscienti che si entrerebbe in un circuito psicologico terribile dal quale si esce solo in manette, perchè sanno che i problemi non si risolvono in questo modo anche in assenza di una potenziale soluzione, anche di fronte alla moglie che ci lascia ed ai figli che piangono

un uomo, un marito, un padre in queste condizioni si sente un fallito e tende alla intolleranza verso la propria frustrazione che agisce da detonatore ed innesca una reazione violenta oppure il superamento di quei valori fino ad allora rispettati come l'onestà, ma occorre essere uomini, essere mariti, essere padri proprio di fronte alla frustrazione, al senso di impotenza, alla facile soluzione a mano armata, occorre non perdere se stessi

la vita è una rincorsa in salita verso un burrone, non è facile e dobbiamo perciò formarci per affrontarne le difficoltà, c'è chi lo fa sfruttando le debolezze altrui, c'è chi lo fa rinforzando le proprie risorse e c'è chi invece abbandona se stesso o la propria famiglia perchè "non ci sono più i requisiti" di benessere e di condivisione del progetto iniziale di vita comune, quando dovrebbe essere il sentimento, l'amore che ci ha legati a rappresentare almeno l'unico punto di forza dal quale ripartire o tentare di superare gli ostacoli, ma occorre per questo la cultura delle emozioni, la proprietà di amare, l'intelligenza emotiva e il desiderio di restare insieme che spesso si riduce di fronte al vittimismo o alla scelta di delinquere con la scusa delle difficoltà

la povertà è una brutta bestia, ha ragione chi mi diceva  che "è meglio puzzar di merda che di povero", ma è anche una risorsa per superarla senza per questo diventare ricchi o egoisti come chi mi ha ricordato questa espressione; per superare la povertà dobbiamo accettare il sacrificio, come chi si allontana verso un altro paese emigrando e lasciando la famiglia a casa in attesa di offrirgli altre e migliori opportunità, oppure come chi rinuncia a tutto il rinunciabile senza sentirsi "ridotto" di spessore sociale

il benessere esiste ed è possibile costruirlo, facendo la scelta fra lo sfruttare gli altri oppure le proprie risorse condividendole con gli altri, offrendo e ricevendo così più opportunità; certo sembra che parlo di filosofia, soprattutto se detto da uno che vive in un paesino sperduto nelle colline toscane circondato da tagliaboschi macedoni e kosovari che vivono in quaranta dentro due stanze, da uno che rincorre le bollette ed è rincorso dalle bollette, ma al quale proprio quei tagliaboschi gli ricordano tutti i giorni il valore del sacrificio, perchè si alzano presto e tornano tardi, perchè hanno lasciato mogli e figli lontani, perchè misurano le gocce di sapone per risparmiare e mandare i soldi a casa oppure sperare di raggiungere il gruzzolo necessario per  ricongiungere la famiglia, magari insultati da qualche italiano che gli grida che puzzano; questi sono pochi rispetto alla elevata percentuale di delinquenza proveniente dall'est europa, ma sono un bell'esempio che vivo tutti i giorni

le difficoltà hanno molte origini ma quasi sempre provengono dai nostri errori e dalle scelte sbagliate, per questo prima della commiserazione e del cercare un nemico tento di guardarmi dentro per individuare dove sbaglio, altrimenti sarebbe fin troppo facile indossare una bandiera e andare a manifestare ora coi forconi, ora coi pastori ora con gli altri che ben fanno a far sentire le proprie grida, ma dobbiamo anche porci il quesito se ci sia o meno qualcuno che ascolta e se noi stessi siamo capaci di sentirle quelle grida per imparare ad ascoltarci

c'è una grande differenza fra la manifestazione del proprio disagio e la richiesta di confronto per risolverlo, differenza che crea quel vuoto che alla fine, dopo tanti discorsi urla e manganellate poco cambia; occorre cambiare il metodo di espressione del nostro disagio, iniziando a manifestare praticamente che lo stiamo affrontando ed è solo mentre lo facciamo che diamo un esempio a chi dovrebbe cambiare le cose invece di farci vedere in piazza a tagliar gomme oppure a fischiare slogan anacronistici che ai politici poco fanno

da parte mia offro un esempio di difficoltà seria ma anche di sciopero attivo, vado a lavorare e vado a cercare sempre più lavoro, e mentre lo faccio cerco ed offro confronto con chi desidera risolvere i problemi e con chi è delegato per gestirli tramite la gestione della cosa pubblica dalla quale provengono i problemi con le scelte e l'amministrazione sbagliata o solo indirizzata verso gli interessi non collettivi, sciopero senza grida e senza barricate, perchè nella mia esperienza le barricate portano solo alle battaglie di fronte alle quali siamo tutti perdenti

se vogliamo cambiare questo paese dobbiamo cambiare noi stessi, la nostra mentalità di vittimismo quando le cose vanno male e di egoismo quando invece ci vanno meglio; dobbiamo abbandonare i fregi e le bandiere di chi vive di fregi e bandiere e ci riunisce sotto il suo sigillo per manifestare quel che anche la sua bandiera non ha saputo mutare

se vogliamo tornare ad essere degli uomini, dei mariti e dei padri dobbiamo necessariamente superare la debolezza che ci rende sudditi anche di chi paventa una rivoluzione contro chi ci ha già reso suddito

occorre quindi affidarsi alla propria intelligenza ed alla volontà di confronto, accettando chi appare più capace come una fonte di risorse e non come un rifugio della nostra debolezza e di speranza che "lui" cambi qualcosa con noi che lo sosteniamo, ora politico, ora sindacato, ora rivoluzionario dell'ultima ora

cambiare questo paese è paradossalmente semplice, basta iniziare a rinunciare alla convenienza, alla questuanza, alla raccomandazione, alla furbizia sulla pelle degli altri, magari gli stessi che si incontrano insieme in qualche manifestazione e che poi invece si tradiscono di fronte alla prima conveniente occasione

è tutto questo che rende forte i governi deboli che non sanno cambiare il paese, è colpa nostra e per questo sciopero contro me stesso, per imparare a capire dove sbaglio, sciopero rinunciando al mio desiderio di stare con la mia famiglia, andando a cercare sempre più lavoro anche lontano da casa, soffrendone la lontananza e lasciando "vigliaccamente" tutto in mano alla mia compagna di vita, figli compresi; sciopero rinunciando alle emozioni di cui ho bisogno, diversamente dal rinunciare alle ore di lavoro per fischiare contro il politicante di turno che ci manda i poliziotti ed i manganelli buoni solo  a far sangue e basta

sciopero ignorando il nome dell'attuale detentore della cosa pubblica, che è il prossimo del precedente ed il prima di chi verrà dopo di lui, il quale ha un compito i cui risultati si vedranno sulla nostra pelle, al quale grido tutta la mia paura di non arrivare a fine mese o di non sostenere la mia famiglia, e gli grido tutto questo mentre vado a lavorare senza impedire agli altri di farlo coi miei camion o con la serrata improvvisa dei servizi utili perchè riuniti sotto qualche bandiera o fregio sindacale col rischio di prendere le botte da chi è riunito sotto qualche bandiera o fregio di reparto

le barricate non mi sono mai piaciute, come non amo le piazze imbandierate perchè le bandiere cambiano spesso colore, adoro invece il senso pratico dell'esempio di chi si offre ed offre una opportunità di confronto e di scelta

se vogliamo scioperare andiamo a lavorare fino a quando ci riusciamo, poi basta fermarsi dove siamo ed alzare la mano in cenno di presenza, un altro che non ha più nulla, che non può più lavorare e che ha una famiglia da mantenere

credo, forse utopicamente, che molte mani alzate senza bandiere o fregi siano più incisive di chi grida i soliti slogan che servono solo ai ragazzini per giustificare uno sciopero a scuola, spesso senza capirne il senso ed identificandosi solo nelle bandiere e nei fregi

sciopero, allontanandomi da casa ed andando a lavorare come meglio tento di fare anche in presenza di poco lavoro e di scarsi guadagni, ma non intendo perdere me stesso dietro ad uno dei tanti movimenti gridante o impositivo delle proprie ragioni che mi impedisce di raggiungere un luogo perchè sono in riserva e non trovo benzina

se vogliamo fare la rivoluzione che rivoluzione sia, una per tutte, tutti fermi e tutti insieme senza violenza, senza slogan senza grida e senza bandiere, solo mani alzate in cenno "di resa" contro il nulla che abbiamo davanti che diventa molto a chi potrà osservarlo senza aver i fumogeni o il sangue negli occhi oppure il drappo di qualche bandiera che gli impedisce la vista, altrimenti è uno dei tanti periodi di emergenza e di barricate che poco incidono sui politici e molto su chi, come me, anche oggi non trova un distributore e rischia di passare la giornata a spingere la macchina invece di tentare di produrre guadagno per la propria famiglia o l'ufficio postale chiuso dove poter pagare una bolletta ormai scaduta prima che tagliano i fili, bolletta molto cara per voci che nulla riguardano il mio effettivo consumo....

Fabio Piselli

1 commenti:

  1. parole giustissime, se tutti rinunciano all'egoismo , tutto diventa più facile, cmq il tuo non è sterile pacifismo ma uno stile di vita, bravo

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grazie
Fabio Piselli